lunedì 5 giugno 2017

Non "gadgettizzate" l'accoglienza nei musei



I piccoli musei (PM) che sanno vedere la loro dimensione come un valore, e che hanno sperimentato come la loro dimensione possa essere anche un vantaggio in termini di flessibilità e di legame con la comunità locale, sono oggi - più del passato - capaci di fare rete e di sposare l’innovazione.
La scadenza della Giornata Nazionale dei Piccoli Musei sta dimostrando quanto queste loro capacità siano grandi.
Mi occupo di PM da diversi anni, e li ho sempre visti come custodi di potenzialità inespresse, in gran parte a causa di una cultura che li ha storicamente irrigiditi in un modello di museo unico, che non è il loro, e li ha penalizzati perché “piccoli”, come se “piccolo” fosse un difetto.
Ho sempre pensato che parlare di musei senza aggettivi, non aiuti a capire quale sia davvero la loro situazione, e quali dovrebbero essere le iniziative e gli interventi (e le norme) da promuovere e da organizzare.
I convegni e le iniziative dell’Associazione Nazionale hanno mostrato ai piccoli musei che esistono tante modalità per valorizzare ulteriormente il loro ruolo e la loro funzione, e come sia possibile avere grandi obiettivi anche in termini di visitatori, oltre che di ricerca e di diffusione della conoscenza, avendo una dimensione piccola, e puntando sulla cultura dell’accoglienza e su modalità gestionali che non replichino in piccolo quanto fanno i grandi musei.
Ora la prima Giornata Nazionale dei Piccoli Musei sta mostrando qualcosa di nuovo e di diverso: la voglia di sperimentare nuovi modelli di rete, di mettersi assieme per fare quello che da soli si fatica a realizzare: dalla gestione e promozione di un itinerario, alla creazione di proposte di visita fuori dall’ordinario, all’organizzazione di eventi trasversali, alla gestione di marchi territoriali, alla costruzione di doni per i visitatori, al di fuori della logica dei gadget e della cultura del merchandising…
Non sottovaluterei il contributo che tutto questo movimento sta dando a quelle Istituzioni culturali che rischiano di restare imbrigliate nell’accettazione acritica di modelli gestionali standard e di attività di marketing nate in altri contesti culturali e con obiettivi spesso opposti a quelli perseguiti dalle Istituzioni museali in Italia.
Così pure non sottovaluterei l’invito che i piccoli musei fanno alle altre Istituzioni culturali di non gadgettizzare l’accoglienza e le esperienze di visita ai musei.

Giancarlo Dall’Ara

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