lunedì 30 maggio 2016

Quale futuro per i piccoli musei?



Segnalo l'interessante articolo di Caterina Pisu, di qualche tempo fa, a commento di una stravagante proposta di Poli Museali che dovrebbero "valorizzare" i piccoli musei.


"Continuando la lettura dell’articolo, a un certo punto l’Autore fa riferimento ai piccoli musei affermando che “per lungo tempo è prevalsa l’idea che occorresse una specifica politica per i piccoli musei e, in qualche caso, si è sostenuto che fosse necessaria una legislazione speciale che ne rispettasse le specificità. Probabilmente poteva essere una strada utile. Ma in un Paese dove tutto si ritiene che possa essere affrontato e risolto con il ricorso alla produzione di nuove leggi, con tutto ciò che ne consegue, dubito che sarebbe stata o sia una strada efficace”. Ora, chi ha seguito il dibattito museologico di questi ultimi anni sulle tematiche che riguardano i piccoli musei, sa che l’Associazione Nazionale Piccoli Museifondata da Giancarlo Dall’Ara è stata la prima a focalizzare l’attenzione generale sulla necessità di una specifica politica per i piccoli musei. Stiamo parlando degli ultimi sei anni e bisogna anche precisare che finora nulla è stato fatto, a livello ministeriale, per discutere le proposte avanzate dall’Associazione. Non si può dire, quindi, che si tratti di un argomento ormai superato perché, al contrario, chi segue i convegni nazionali dell’APM sa che è ancora molto vivo e sentito e che si è tuttora in attesa dell’auspicato, diretto confronto tra le Istituzioni e i musei di ogni forma giuridica. Finché tutto ciò non sarà attuato, dunque, non è lecito affermare che la questione è ormai vecchia e superata. Certamente ritengo che, per i motivi sopra espressi, la soluzione ai problemi di gestione non possa essere la creazione di “reti museali di area vasta” e l’istituzione di “forme consortili non imprenditoriali per la gestione di uffici comuni” perché, al contrario di quanto prevede Prato e nonostante le migliori intenzioni dei legislatori, temo che proprio questo potrebbe invece marginalizzare i piccoli musei, in particolare quei musei che risultano “poco produttivi” dal punto di vista economico, dimenticando che i risultati che un museo deve garantire, in particolare un piccolo museo situato in aree poco interessate da grandi flussi turistici, devono piuttosto riguardare non il numero di biglietti staccati ma l’efficacia della sua azione culturale, educativa e sociale in seno alla propria comunità. Ciò può essere assicurato solo da professionalità che siano fortemente integrate nel tessuto sociale in cui operano, che siano in grado di conoscere profondamente le problematiche e le aspettative della comunità e che quindi sappiano adeguare le finalità del museo alle specifiche situazioni socio-ambientali."

articolo qui:

Museums Newspaper: Quale futuro per i musei civici e per i piccoli mu...:

martedì 24 maggio 2016

Small Museums Association



"The National Association of Small Museums (APM – Associazione Piccoli Musei) is an Italian association established in 2007 with the aim to bring together, represent and enhance the specificity of small museums, which are very different from those of the great ones, more common subjects of GLAM-wiki projects. Advantageous specificities of this type of museums are, in particular, the close link with the territory and with the local community, and the ability to be welcoming and offer original experiences to visitors. In its work, APM continually deals with the professionals of the sector and with the most authoritative experts, which are involved in the annual national conferences"
Credits: GLAM/Newsletter/April 2016/Contents/Italy report

sabato 14 maggio 2016

I piccoli musei nel Blog di Mar Dixon


"The National Small Museums Association (APM) is a non-profit association which intends to develop small museums and promote cultural management. Our association’s mission is to organize meetings, conventions and initiatives in order to highlight to visitors and institutions small museum’s reality.
Small museums are in essence different from large museums. It is not only a question of size, space and economic resources. The problem is much bigger and relates to the relationship with the local community, the location, the management, the services offered to the visitors, the role of the museum.
On the 29th and 30th of April was held the Seventh National Meeting of the APM in Monselice (Padua). This year, there were some innovations in the meeting: for the first time, an exhibition with brands which sell services for museums as gadgets, apps and other museum equipment. The other innovation was a ducati motorcycles exhibition from a partner of APM (Scuderia Ducati “bande rosse” from Rome)."

martedì 10 maggio 2016

Un pensiero dopo il VII Convegno Nazionale


Se siete abituati ai convegni sui musei in Italia, e non avete mai partecipato ai nostri, non potete capirne la differenza.
Provo a spiegarmi con due righe di una lettera che mi ha inviato stamane un relatore che ha parteciopato al nostro incontro di Monselice: “E' stato un onore poter dare il nostro contributo in un convegno di così alto livello scientifico ma anche così ricco dal punto di vista umano”.
Ecco la differenza è proprio questa: i nostri incontri sono certo incontri di aggiornamento e di divulgazione delle nostre tesi sui piccoli musei e le loro specificità, di studio di buone prassi, ma sono soprattutto occasioni relazionali, nelle quali si respira un’atmosfera al tempo stesso di complicità, passione e innovazione.
Per chi non c’era ricordo che a Monselice si è svolta l’assemblea nazionale APM, il VII Convegno Nazionale dei Piccoli Musei, la 1° esposizione dei servizi museali per piccoli musei (grazie Daniela Cini!!!), il focus con i gestori dei PM del Veneto (grazie Simonetta Pirredda e Master UniPadova), ed una serie di spettacoli di contorno che hanno reso l’evento una esperienza davvero molto bella.
Ora dobbiamo concentrarci sul convegno che terremo a Calimera, in Puglia, il 7 e 8 ottobre, e non sarà facile perché in Puglia non abbiamo una forte rete di piccoli musei aderenti al nostro movimento di pensiero. Di mezzo c’è l’incontro con il Ministero. E, come potete immaginare, anche a Roma non sarà facile convincerli che nel nostro Paese occorre innovare davvero, e che le parole non bastano. 

la foto è di Marta Coccoluto

domenica 1 maggio 2016

Piccoli musei: 10 mila racconti del nostro Paese



Il dibattito sui Musei in Italia è oggi contrassegnato da un doppio binario:
- da un lato quello di pensare che si possano fare proposte valide contemporaneamente per tutti i musei, senza distinguere i Piccoli dai Grandi. Proposte dunque indifferenziate: “se vanno bene per i Grandi andranno bene anche per i Piccoli”. Un ragionamento che non ha senso, e che non richiede spiegazioni o approfondimenti teorici particolari, perché non c’è curatore di un Piccolo Museo che non sappia bene che lui non ha in mano una “Galleria degli Uffizi in miniatura”, ma sta gestendo tutta un’altra cosa;
- dall’altro lato quella di invitare i Piccoli a diventare Grandi in termini dimensionali, una contraddizione in termini, che porterebbe i piccoli a scomparire.

Il risultato di questa situazione è che i Piccoli Musei non emergono, e in moltissimi casi vivono in una situazione “liminale”;  così finiscono al centro del dibattito proposte “irricevibili”, come quella di Poli museali nei quali i piccoli si annullano, o proposte come quelle che – con la scusa della razionalizzazione – invitano a chiudere i piccoli musei, rinunciando in tal modo alla possibilità di gestire i tesori custoditi nei Piccoli Musei, e a generare valore per il territorio e occupazione.

Il mio compito è allora quello di ricordare perché siamo nati, perché è importante salvare e anzi valorizzare ognuna delle 10 mila storie del nostro Paese, custodite e divulgate da ognuno dei piccoli musei italiani; e fare in modo in futuro che non si debba perdere neppure una di quelle storie.

1.     Un piccolo museo non è una versione rimpicciolita di uno grande, ma un concetto diverso di museo, più radicato nel territorio e nella comunità locale, e un modo diverso di intendere il museo: più accogliente e più basato sulle persone.
2.     Dunque la definizione di “piccolo museo” non identifica solo una categoria dimensionale, non è solo questione di metri quadrati, ma indica una modalità di gestione che richiede un cultura gestionale particolare e competenze specifiche, come quella di essere “porta di ingresso ad un territorio e alla sua storia”, narratore di luoghi, così da essere in grado di offrire esperienze originali; come è unica e ogni volta diversa, l’esperienza di immergersi nella cultura di un luogo.
3.     L’attuale scenario è dunque segnato da un peccato originale che riguarda le norme relative ai musei che ancora oggi non distinguono tra piccoli e grandi musei. Detto in parole diverse sarebbe come se, in altri settori, non si distinguesse tra artigiani e Industrie. Questa situazione ha generato norme per musei “ideali” che non esistono, standard impossibili da rispettare da parte dei Piccoli Musei e che finiscono per escludere i Piccoli Musei da tante opportunità, compresi i finanziamenti. Più precisamente le norme attuali sono INADEGUATE, perché il ruolo della risorsa umana non è centrale, il legame con la comunità locale è assente…, sono INCOMPLETE, ad esempio resta esclusa una funzione di base dei musei, strategica per i Piccoli Musei, quella dell'accoglienza, e SBAGLIATE, perché non distinguendo i grandi musei dai piccoli finiscono per penalizzare i Piccoli Musei con richieste impossibili.
4.     In un Piccolo Museo la Risorsa Umana e l’Accoglienza sono centrali. L’identità di un PM dipende dalle persone che ci lavorano. Chi dà vita ad un museo sono le persone, chi accoglie sono le persone, chi anima, chi fa tornare i visitatori, chi divulga, chi conserva e tutela …, sono le persone. Ma nelle normative si confonde l’accoglienza con il ricevimento.
5.     In  questa situazione non si sa neppure quanti siano esattamente oggi i Piccoli Musei in Italia.
6.     E in tal modo i Piccoli Musei non sono spinti ad “emergere” e a migliorare, ma a chiudere.
7.     Senza norme semplici e percorsi specifici per i Piccoli Musei non solo i Piccoli Musei faranno fatica a migliorare e riqualificarsi, ma fanno fatica ad aprire, ad accreditarsi - e in questo caso - ad uscire dal non-luogo nel quale rischiano di trovarsi, e a restare aperti.
8.     E ora tocchiamo la questione degli Standard. Fino ad oggi l’attenzione è stata incentrata prevalentemente sui requisiti che rappresentano le pre-condizioni per essere museo, più che i requisiti che rappresentano le condizioni per funzionare come un museo; perché “acquisire, conservare, esporre le opere” è la precondizione per essere un museo, ma le funzioni di un museo riguardano anche l’utilizzo che si fa di questi beni, le relazioni con i visitatori, con il territorio, con la comunità locale, con i gestori, … E’ su queste funzioni che occorre spostare di più l’attenzione. Come è noto gli standard utilizzati in Italia sono stati ripresi acriticamente dalle esperienze internazionali, ma il ns Paese ha un leadership nella cultura, e tocca a noi pensare a nuovi standard quando quelli in uso non sono adeguati a rappresentare la nostra realtà che si caratterizza proprio per una presenza predominante dei Piccoli Musei. In altre parole non si scrivono le regole, gli standard, senza prima aver delineato una identità chiara, altrimenti saranno gli standard a diventare l’identità. Così i piccoli musei non vanno valutati in base al numero dei visitatori o agli orari di apertura, ma in base alle specificità che li caratterizzano, e alle loro esigenze funzionali: il rapporto con la comunità locale, il rapporto con il territorio, la capacità di essere più accoglienti, e di offrire esperienze che immergano il visitatore nella cultura del luogo….
9.     Gran parte della cultura gestionale pensata su misura dei grandi musei, difficilmente si adatta alla realtà dei Piccoli Musei. Così pure il marketing e la comunicazione, che non possono essere quelli dei grandi musei “in scala ridotta”.
10. I grandi musei in Italia sono poche centinaia, i Piccoli Musei non sono meno di 10 mila, va da sé che se i Piccoli Musei decidono di muoversi assieme non c’è storia, come ha mostrato anche l’ultima edizione di #Museumweek. Naturalmente ci si può muovere assieme, Piccoli e Grandi, e sarebbe auspicabile, a patto che si riconosca la propria identità, altrimenti nell’incontro con l’altro ci si annulla. Che è quello che accade oggi ai Piccoli Musei.  Per questo i Piccoli Musei non vogliono crescere in dimensione, vogliono crescere in considerazione.

Giancarlo Dall’Ara, Presidente Associazione Piccoli Musei