domenica 31 maggio 2015

Piccoli musei news


Cosa è un piccolo museo? 
Medica Assunta Orlando, direttore del museo di Maglie, risponde così alla domanda di Caterina Pisu "Cosa è per voi un piccolo museo?"
Oggi ero negli spazi espositivi con un piccolo gruppo redazionale di National Geographic e due turisti tedeschi mi si sono avvicinati per dirmi chi aveva loro segnalato il museo lo prospettava come una sorpresa tra le sorprese del Salento, ma loro ci tenevano a dirmi che era stato qualcosa veramente inaspettato non una semplice sorpresa. Il team del National incuriosito si è avvicinato e ha chiesto perché e la signora ha risposto: perché così devono essere anche i grandi musei scientifici: rigorosi nella comunicazione ma partecipati nella divulgazione. Beh! io non aggiungo altro.

Un piccolo museo è come una seconda casa
Vi segnalo un bel racconto e una bella esperienza relativa a Massaciuccoli Romana, ecco il reportage delle instancabili zebre http://zebrart.it/zebralab-a-massaciuccoli-romana/

#Smallmuseumtour
Ecco dove trovare #Smallmuseumtour edizione speciale EXPO su Storify: https://storify.com/CaterinaPisu/getting-started

Nell'immagine in alto Massa Marittima (Grosseto), dove terremo il nostro 6° convegno il 2 e 3 ottobre prossimi. Partecipazione gratuita e libera. Vi aspettiamo!

lunedì 25 maggio 2015

Definizione di piccolo museo


Sempre più spesso mi viene richiesta una definizione di "piccolo museo".

Un piccolo museo è un museo DIVERSO da uno grande
A dire le cose come stanno se una persona opera in un piccolo museo, o ne assume la prospettiva, non ha bisogno di tante definizioni e di tante ricerche per capire che "un museo piccolo, ad es. il museo della Bora di Trieste, è un'altra cosa rispetto agli Uffizi, e non può davvero essere gestito come un grande museo".

I piccoli musei sono oltre il 90% dei musei, ma per Istituzioni, studiosi, legislatori..., esistono solo i grandi musei. E tutto, dalle norme ai finanziamenti, ai convegni..., è rivolto ad un modello ideale di museo che rappresenta una minoranza delle istituzioni museali.
Di più: tutto quello che viene fatto per i piccoli musei non è altro che la riproposizione in scala ridotta di quanto è stato pensato per i grandi musei.
Incredibile.
Ho detto tante volte e insisto: in Italia le norme si fanno pensando ai grandi, mentre per i piccoli (che sono la quasi totalità dei musei) si prevedono le deroghe!

Ma allora cosa è esattamente un piccolo museo?
Un Piccolo Museo è un mix di “spazi, visitatori, addetti, e risorse” limitati o contenuti, ma è soprattutto il frutto di una particolare modalità di gestione che offre esperienze originali, in un contesto accogliente, e che manifesta un forte legame con il territorio e la comunità locale.


Un piccolo museo non è un museo MINORE
Un PM dunque non è una versione rimpicciolita di uno grande, e non è un museo minore, ma un modo diverso di intendere il museo: più radicato nel territorio, con un forte legame con la comunità locale, più accogliente, più relazionale.
Si potrebbe dire che la piccola dimensione è anche una questione di atmosfera e di dettagli.
Di certo la dimensione non è una variabile ininfluente e comporta la consapevolezza sia dei limiti che dei vantaggi, e anzi senza questa consapevolezza la piccola dimensione è “ingestibile”, come dimostra purtroppo il numero elevato di piccoli musei con pochissimi visitatori, o sul procinto di venire chiusi, nonostante il loro valore storico e culturale.


Anche di questo parleremo al nostro VI Convegno Nazionale in programma a Massa Marittima (Grosseto) il 2 e 3 ottobre, al quale vi aspettiamo.



domenica 17 maggio 2015

Per gestire un piccolo museo ci vuole Passione


Un altro aspetto che riguarda la gestione di un Piccolo Museo, e le sue specificità rispetto ai grandi musei, è la passione. Lo so che questo termine fa arricciare il naso a quanti vedono nelle problematiche gestionali solo aspetti legati a ruoli, mansioni e contratti (ovviamente importantissimi), il fatto è però che senza passione un Piccolo Museo non può che avere obiettivi ridimensionati.
Se avete esperienza di gestione museale sapete che il ruolo del museo in ambito locale, le sue attività, comprese quelle di sensibilizzazione/divulgazione ed educative, e il numero dei visitatori sono direttamente collegati alla passione di chi vi lavora.
Vi ricordate cosa è successo a #MuseumWeek 2015?
Come hanno fatto quattro piccoli musei italiani a “sbaragliare” centinaia di grandi musei di tutto il mondo piiazzandosi nei primi 10 a livello mondiale? Come hanno fatto ad avere più seguito e visibilità di tanti grandi musei che hanno affidato la gestione dei loro account a super esperti e a società specializzate nel web marketing? Come hanno fatto a mettere in imbarazzo lo stesso ufficio stampa di Twitter che ha dovuto preparare un comunicato ufficiale nel quale chiarire che - nonostante i piccoli musei - era il Louvre ad avere ottenuto qualcosa in più?
Come hanno fatto? E’ stato merito della passione di chi li gestisce!
Una passione che ha saputo superare i limiti delle risorse economiche e tecnologiche che tradizionalmente penalizzano i Piccoli Musei.
E’ la passione più di qualsiasi altro aspetto a fare del piccolo museo una grande opportunità. Non credo ci sia bisogno di dimostrare quanto la passione possa contagiare la comunità locale e coinvolgerla. E’ la passione che può contagiare i collaboratori e può aiutare a creare reti e alleanze; senza passione si fa fatica ad attirare visitatori e soprattutto a farli tornare, a fare ricerca, diffondere conoscenze e sensibilizzare…; certo cose risapute e facilmente sperimentabili. Ma ardue da fare, senza passione.
Come nasce la passione per un museo?
Direi principalmente dall’amore per il lavoro in un museo (un lavoro vocazionale), e dall’amore per il territorio.
G.D.
(terzo articolo in vista del VI Convegno Nazionale, continua)

lunedì 11 maggio 2015

L'orgoglio di essere piccoli: novità dai piccoli musei


L'orgoglio di essere piccoli. 
I piccoli Musei al Convegno di Ferrara del 7 maggio.
Alla XXII edizione del Salone del Restauro, che si è tenuto a Ferrara dal 6 al 9 maggio è stato organizzato un convegno dal titolo "Musei per Tutti, Musei di Tutti: esperienze partecipative a confronto". L'Associazione Nazionale dei Piccoli Musei è stata rappresentata da Lina del Podestà e da Franca Nerelli della Coop Colline Metallifere, che gestisce il Sistema museale di Massa Marittima. Grazie a Lina del Podestà per la bella e appassionata relazione sui piccoli musei e sull'esperienza di Massa Marittima.

Apre un nuovo piccolo museo in provincia di Campobasso
Il piccolo museo di Lucito è stato inaugurato il 9 maggio, L'Associazione Nazionale dei Piccoli Musei era rappresentata da Silvano Palamà direttore de La Casa-Museo Della Civilta' Contadina E Della Cultura Grika
Rassegna stampa dell'inaugurazione:
http://www.primonumero.it/attualita/news/1429805526_lucito-apre-il-museo-dell-arte-contadina-esposti-oltre-600-pezzi.html
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=19335

VI Convegno Nazionale dei Piccoli Musei a Massa Marittima 2 e 3 ottobre 2015
Aperto a tutti e partecipazione gratuita! Trovate tutto qui:
http://piccolimusei.weebly.com/

Piccoli musei a Spotorno.
"Piccoli Musei: strumento per la crescita sostenibile del territorio" è il titolo del convegno che si terrà nella cittadina ligure il 15 dicembre di quest'anno. L'Associazione Nazionale Piccoli Musei sarà rappresentata dalla prof.ssa Valeria Minucciani.


mercoledì 6 maggio 2015

Un piccolo museo deve aprire le porte ad un mondo


Se mi avete seguito nel post precedente conoscete le tesi sulle quali insisto, in vista del Convegno Nazionale dei Piccoli Musei: la gestione di un piccolo museo non può essere quella di un museo “ordinario”.
Ma in cosa dovrebbe essere diversa la gestione di un PM?
Uno degli aspetti chiave, non l’unico, per ripensare il pIccolo Museo in termini gestionali, riguarda la relazione con il territorio.
Va da sé che un PM non deve agire come se fosse autosufficiente o isolato, ma quel che vorrei rimarcare è che la relazione con il territorio è un aspetto decisivo per un Piccolo Museo.
Un PM che voglia sottolineare il suo legame con il territorio dovrebbe essere:
1.   - espressione della storia e della cultura del luogo non solo in termini di proposta di visita e di “oggetti” in mostra, ma anche quanto a modalità espositive, a servizi offerti, oltre che come organizzazione degli spazi e dei percorsi, che diventalo lo “stile” del museo,
2.   - luogo di esposizione/studio/ricerca/educazione/tutela dei beni legati al territorio, alla sua cultura e alla sua storia,
3.   - espressione della comunità locale, e partner di altri soggetti locali,
4.   - “garante” del valore e della qualità di altre proposte territoriali,
5.   - “porta di ingresso al territorio”.
Dunque il legame con il territorio rimanda sia ad aspetti gestionali interni al museo, che anche ad aspetti esterni, di relazione e di rete.
In tal modo il museo si può caratterizzare per essere l’ingresso privilegiato ad un territorio, un luogo non comune per conoscerlo e per comprenderlo.
L’esperienza museale non può che essere considerata parte di una esperienza più ampia, di una relazione con altri luoghi e soggetti del territorio. E la visita al museo di piccola dimensione riuscirebbe a permettere di cogliere un punto di vista sul territorio, una prospettiva che non si limiti ad una esperienza in superficie, ma che permetta di addentrarsi oltre la scena (“back region”).
Per questo un PM non può essere gestito come qualcosa di chiuso nelle mura dell’edificio che lo ospita, ma va considerato e gestito come parte di un sistema più ampio di relazioni e percorsi, che proprio grazie al museo diventa comprensibile al visitatore.
La rete di alleanze con altri soggetti del territorio è pertanto un “must” gestionale per un PM, in una logica che non lo vede come “solo”, ma come parte di un continuum territoriale (aspetto non trascurabile anche ai fini della sua gestione economica).
Tutto questo può essere manifestato facilmente se ad esempio il biglietto di ingresso al museo è anche il biglietto di ingresso al territorio, non solo agli altri musei, ma alle altre proposte storiche o culturali presenti nel territorio, visitando le quali si sviluppa un percorso di comprensione, o più semplicemente si fa una esperienza diversa e trasversale, e magari proprio per questo più piacevole. Discorso non diverso per la presenza sul web del PM, che non può prescindere dal presentare il territorio, certificando il valore culturale di luoghi, siti e percorsi.
Sono solo due esempi che possono essere moltiplicati in un logica di “Rimandi”.
Vorrei poi chiarire che un PM visto come parte di un continuum richiede di essere gestito e proposto come qualcosa di unico!
Ritengo fondamentale questo aspetto perché nella visione – temo oggi - dominante uno dei punti di debolezza di molti piccoli musei, sarebbe il fatto che, se si trovano in territori vicini, “rischiano di essere uguali, e ripetitivi” e quindi andrebbero chiusi, in una logica di razionalizzazione.
Ma l’unicità del museo, alla quale ho appena fatto riferimento, esattamente come il suo essere “porta di accesso ad un mondo”, non è solo questione di oggetti esposti, ma è data dalla sua personalità, dalla sua storia, dai suoi obiettivi, dai servizi erogati, dalle competenze delle persone che accolgono, spiegano, mostrano, fanno ricerca, divulgano, si occupano di didattica… e in ultima analisi dal suo modello gestionale.
Come ho avuto modo di anticipare nel post precedente “portare visitatori in un piccolo museo non è una cosa che può essere fatta solo dal Piccolo Museo”; anche per questo “legame con il territorio” significa creare un sistema di alleanze, incoraggiare gli altri soggetti del territorio a collaborare e creare delle reti o almeno dei progetti comuni. Solo così il piccolo museo potrà fungere non solo da attrattore, ma anche da motore culturale e di sviluppo del territorio.

Un maggior numero di visitatori richiede al museo di essere “aperto e collaborativo”, ma si tratta di un obiettivo che può essere raggiunto solo se è condiviso dalla comunità e dagli altri soggetti.
(continua)

sabato 2 maggio 2015

Riflessioni sullo Scenario dei musei in Italia di Caterina Pisu



Sul tema "Gestire un piccolo museo" vi segnalo un bell'intervento di Caterina Pisu sul suo Blog dal titolo "Come si salva un museo?".
Caterina riprende alcune interessanti riflessioni di Claire Madge, che poi riconduce al caso italiano, con competenza e concretezza.
Tra le belle citazioni che troverete vi anticipo questa di Giovanni Pinna «(…) Ormai, nelle sale espositive di queste istituzioni, non sono più gli specialisti del museo che parlano al pubblico, ma anonime équipes specializzate nella realizzazione delle esposizioni, mentre il rapporto con il pubblico, la realizzazione delle guide o l’organizzazione delle manifestazioni pubbliche sono affidati ai cosiddetti “servizi culturali” che, di norma, operano autonomamente rispetto alla struttura scientifica dell’istituto. Il risultato di questa separazione è stato un inevitabile appiattimento dei contenuti delle esposizioni del museo e del loro significato culturale, poiché équipes specializzate nella didattica espositiva non possono che uniformarsi a un modello generale, che, proprio in quanto generale, non è mai rappresentativo di una specifica cultura. Il museo ha perso allora la propria conoscenza e la propria individualità a favore di questo modello generale, con il risultato finale che nei suoi rapporti con il pubblico ogni museo è divenuto uguale a ogni altro museo. Io ritengo che una delle ragioni dell’attuale debolezza politica e sociale dei musei – una debolezza pericolosa poiché conduce inevitabilmente il museo stesso a una debolezza finanziaria e quindi culturale, e la società alla perdita delle proprie radici – risieda nella separazione dei ruoli che porta alla perdita della cultura individuale di ciascun museo».

Se volete leggere l'articolo di Caterina Pisu, lo trovate qui: