domenica 26 aprile 2015

La mancanza dei visitatori raramente è colpa del disinteresse del pubblico


Come sapete il 2 e il 3 ottobre 2015 si svolgerà il nostro 6° Convegno Nazionale. Se ci seguite sapete anche che il nostro è l’unico appuntamento dedicato alle problematiche museali viste nell’ottica dei piccoli musei.
Vorrei anticipare in questo spazio alcuni dei temi ai quali cercherò di fare riferimento nella relazione introduttiva al Convegno.
Il primo di questi temi riguarda le possibili cause del numero modesto di visitatori in un piccolo museo.
Va da sè che l’importanza di un museo non può essere giudicata solo in base al numero degli ingressi, ma i visitatori sono indispensabili perché si possa parlare davvero di musei (e ad esempio, non di depositi), e un numero importante di visitatori è uno degli obiettivi di un museo.
Con altrettanta chiarezza va detto che la mancanza dei visitatori raramente è colpa del disinteresse del pubblico. Se il museo si trova in Italia, paese caratterizzato da un formidabile continuum di beni culturali straordinari, è davvero difficile che non abbia contenuti interessanti per una visita.
Più spesso è colpa del modello gestionale. Ad esempio se la sede museale non è adatta, non è facilmente raggiungibile, o non è visibile, o costringe i visitatori a percorsi faticosi…., tutto questo finisce per influire negativamente sul numero dei visitatori.
Allo stesso modo se vi è poca collaborazione tra i soggetti del territorio (Ente locale, Associazionismo, Biblioteche, esperti…), o se il legame con la comunità locale è debole, i risultati saranno al di sotto delle potenzialità.
E naturalmente anche una comunicazione sbagliata, o inesistente può essere una delle cause.
Modello gestionale inadeguato può sigificare inoltre che il museo ha personale insufficiente o demotivato, o propone orari di visita o "politiche di prezzi" sbagliati, una organizzazione degli spazi “fredda”, asettica e non accogliente, o adotta modelli espositivi di difficile comprensione. Oppure ancora i problemi possono essere nell’assenza di nuove competenze professionali oggi assolutamente necessarie (web, accoglienza, narrazione…), o nella visione autoriferita di alcuni responsabili.
In sostanza credo si possa affermare che in Italia non esistano luoghi privi di interesse o musei privi di “attrattori”, esistono invece problemi di gestione, di sedi museali inadeguate, di mancanza di passione, di conoscenze, di competenze, di visione, di risorse, di umiltà.
La domanda di fare esperienze nei musei per conoscere di più e meglio la storia, le radici di un territorio, per approfondire, o semplicemente per curiosare, per passare il tempo in un “luogo vero” e così imparare qualcosa, o più semplicemente rilassarsi, è assai più ampia di quella che oggi frequenta i musei.
E vorrei anche sottolineare che nessun museo è fuori dalla "rotte turistiche", come invece qualcuno sostiene, visto che i trend della domanda turistica oggi sono: ricerca dell’autenticità, desiderio di andare fuori dai sentieri battuti, di fare esperienze, di andare alla scoperta di…., di curiosare dietro le scene.
Dovrebbero insegnare qualcosa le esperienze recenti che hanno avuto successo perché hanno trasformato molti visitatori in “partner” interessati a dare un contributo alla valorizzazione del nostro patrimonio, come nel caso di InvasioniDigitali, MuseumWeek e SmallMuseumTour.
Questo naturalmente non significa che portare visitatori in un piccolo museo sia cosa che possa essere fatta solo dal Piccolo Museo.
Ma tutto questo chiede che i piccoli musei adottino una cultura gestionale diversa da quella tradizionale, nata su misura dei grandi musei, e spinge a “ripensare” i piccoli musei, e a vederli come qualcosa di diverso dagli altri musei.

E di questo scriverò nei prossimi post e parlerò al Convegno Nazionale di ottobre a Massa Marittima, al quale torno a darvi appuntamento.

 queste riflessioni continuano qui


domenica 19 aprile 2015

La rivincita dei piccoli musei. Un articolo di Irene Tedesco


Di "rivincita dei piccoli musei" scrive Irene Tedesco in un articolo dedicato all'ultima edizione di #MuseumWeek. Vi anticipo qualche frase, ma vi consiglio la lettura integrale dell'articolo che inizia con una riflessione sugli Hashtag, sui "cancelletti", che oggi a differenza del passato, non "chiudono il mondo", ma "ne aprono uno nuovo senza confini".

"Nella top ten dei musei più attivi sono emersi ben quattro musei italiani: l’area archeologica “Massaciuccoli romana” (@MassaCiuccoliRO), in provincia di Lucca, l’Antiquarium Turritano di Porto Torres (@MuseoArcheoPT), il Museo dell’Orologio da Torre G.B. Bergallo in provincia di Savona (@MuseoBergallo), e il Museo Archeologico del Distretto minerario dell’isola toscana @MuseoRioElba. Osservando i dati sul traffico registrati da Twitter, i dati relativi all’Italia totalizzano 9550 tweets e 41.745 retweets, ma al di là dei numeri è interessante notare che questi musei hanno superato istituzioni ben più note, come Louvre, Musée d'Orsay, British Museum e Hermitage, istituti che operano nel settore della comunicazione digitale da molti più anni rispetto agli italiani e che hanno apposite risorse umane ed economiche strutturate per questo genere di attività. Il comune denominatore che emerge dal lavoro svolto, dai tweet scambiati da ogni parte di Italia verso tutto il mondo social, chiarisce ciò che accomuna i musei e i loro operatori italiani: la passione per il proprio territorio, la voglia di condividere cultura seguendo anche le nuove abitudini della società, all’interno di una comunicazione pianificata, studiata appositamente, anche se alle spalle non si hanno strutture forti". 
http://www.treccani.it/magazine/cultura/Quei_cancelletti_che_aprono_alla_cultura.html#

giovedì 16 aprile 2015

#SmallMuseumTour speciale EXPO



Caterina Pisu ha appena annunciato che #smallmuseumtour speciale #EXPO ha ricevuto il patrocinio di EXPO Milano!

mercoledì 8 aprile 2015

#MuseumWeek vista dai piccoli musei

Sono appena state pubblicate due belle riflessioni sulla #MuseumWeek che si è svolta un paio di settimane fa, e che mi pare diano un contributo di chiarezza su questo evento e sul significato della presenza dei piccoli musei (grandi protagonisti a livello mondiale, e... anche inaspettati, come dice il tweet che condivido, qui sopra!).
Vi consiglio di leggerle, non solo perché sono interessanti, e scritte con competenza, ma perché sono il frutto di una esperienza vissuta e sentita.

Ecco cosa scrive Caterina Pisu:
"In occasione di #MuseumWeek non è stato necessario concordare alcuna strategia comune. Il dialogo tra i musei si è attivato spontaneamente grazie all’esistenza di questa “rete” virtuale già consolidata. L’APM si è posta come obiettivo quello di essere parte attiva del dialogo utilizzando da un lato l’immissione di contenuti propri, dall’altro il rilancio di quelli prodotti dai musei. In una manifestazione come #MuseumWeek, di lunga durata e che ha visto coinvolti più di 76.000 utenti con un flusso di circa 270.000 tweet, ottenere visibilità era importante. Sui social network è necessario non solo postare contenuti ma anche interagire. Questa forma di comunicazione ha un senso se è bidirezionale/multidirezionale o si rischia di trasferire sui social lo stesso “modello gestionale autoritario” che impedisce  la “comunicazione e l’interazione culturale e sociale” e soprattutto la “partecipazione collettiva alla produzione di valore culturale” (Elisa Bonacini, http://piccolimusei.blogspot.it/2013/11/il-museo-partecipativo-sintesi-della.html).



Ed ecco cosa scrive Ilenia Atzori
"Storicamente, e soprattutto in seguito alla scorsa #MuseumWeek, abbiamo provato a lavorare per costruire e sostenere una rete tra i piccoli musei che ci hanno dato fiducia. Con “piccoli”, non ci riferiamo ai metri quadri dello stabile che li ospita, ma al carattere locale della collezione, ed al rapporto del museo con la comunità ed il territorio che lo ospitano.

https://virtualwunderkammer.wordpress.com/2015/04/08/alcune-riflessioni-sulla-museumweek/

Per finire un commento su #MuseumWeek pubblicato sulla pagina FB dell'Associazione Nazionale dei piccoli musei:

‪Rino Lombardi Iniziativa bella e possibile : ) Tanti nuovi follower credo per tutti i musei partecipanti, nuove scoperte e anche momenti di puro divertimento (sì, ci siamo anche fatti quattro risate, qua e là : )

martedì 7 aprile 2015

Le premier musée à selfies du monde


Quand une ville ou une demeure est qualifiée de musée, c’est que son esthétisme intimidant inspire la contemplation et le respect, pas l’interaction et le commentaire dissipé. Si tous les musées du monde font la guerre au selfie stick, c’est bien la preuve que le smartphone n’est pas franchement le bienvenu dans leurs galeries. Ne pas le comprendre et l’accepter serait d’une mauvaise foi puérile. Mais contester le zèle des gardiens en remarquant que la démocratisation des musées passe aussi par son adaptation aux comportements actuels est un argument recevable. C’est justement pour rendre hommage à un fait de société incontournable que Art in Island ouvre ses portes dans la capitale des Philippines.
Fièrement auto-proclamé premier musée selfie au monde, l’institut offre une réponse artistique innovante à la hauteur de la popularité de l’auto portrait dans sa ville d’accueil : selon une étude publiée en mars 2014 par Time Magazine, Manille est la capitale mondiale du selfie, avec 258 posts sur Instagram pour 100 000 habitants en une semaine. Guère étonnant donc que les premières photos diffusées par le musée sur sa page Facebook fassent s’étrangler les conservateurs du Louvre et du Metropolitan« Quand vous visitez un musée d’art, vous êtes censés regarder autour de vous sans faire un bruit. Vous ne garderez même pas une preuve de votre passage. C’est pour cela que pour ceux qui pensent que ce genre de visite ne leur convient pas, nous avons construit un musée entièrement dédié aux selfies », commente Art in Island sur Facebook. Pour séduire le plus grand nombre et surtout les « djeunes » pendus à leur téléphone, le musée doit-il devenir plus ludique ? C’est une vraie question.

articolo integrale e immagini qui: http://buff.ly/1Hwe87X