domenica 25 agosto 2013

I musei di Hong Kong. Un post di Ilenia Atzori


Durante un recente soggiorno ad Hong Kong, ho potuto visitare alcuni tra i maggiori musei della città:  l'Heritage Museum, l'Hong Kong Museum of Art, l'Hong Kong Museum of History, il Science Museum e l'Hong Kong Space Museum.
Prima della partenza mi documentai sui relativi siti internet, leggendone le caratteristiche generali. In particolare, mi colpirono le aree wifi gratuite (quasi sempre presenti) e le informazioni dedicate all'accesso delle persone disabili (scivoli, ascensori, bagni).
Alcuni proponevano anche sia le visite guidate, sia le audio guide comprese nel prezzo.
Per quanto riguarda la loro presenza online, la maggior parte di essi ha una sua sezione all'interno del portale governativo "leisure and cultural services department" (http://www.lcsd.gov.hk/), nel quale poi si trova il link che porta al sito internet dello stesso . È il caso del Science Museum, dell'Hong Kong Museum of History, del l'Hong Kong Space Museum, l'Hong Kong Museum of Art (il cui sito, però, è interamente in cinese).
Per quanto riguarda la loro presenza sui social network, alcuni di essi hanno una propria fanpage su Facebook: Hong Kong Museum of History (https://www.facebook.com/pages/Hong-Kong-Museum-of-History/10661604228), Hong Kong Science Museum (https://www.facebook.com/hkscm), Hong Kong Space Museum (https://www.facebook.com/hkspacem), oltre alla più generale pagina "visit Hong Kong museums" (https://www.facebook.com/VisitHKMuseums). Su Twitter, invece, non sono riuscita a rintracciare alcun profilo dei musei...
Una volta sul posto, ho osservato un'altra caratteristica che mi ha piacevolmente colpita: ciascun museo ha, al suo interno, un'area didattica o di relax dedicata interamente ai bambini. Che sia all'interno dell'esibizione, come nel caso dell'Hong Kong Museum of Art, ad esempio, o l'intero piano terra trasformato in area giochi, come all'Heritage Museum, quest'area non manca mai. Quando sono all'interno dell'esposizione, servono per aiutare i bambini a capire cosa stiano osservando: possono toccare con mano gli oggetti, colorare, disegnare, giocare... Il Science Museum, in questo, merita una menzione speciale, perché è pensato come un "museo-gioco", adatto quindi soprattutto alle visite di famiglie con bambini: si imparano i meccanismi della scienza sperimentando e giocando, lungo l'intero percorso del museo.
Controllando sul sito internet del museo, la mia attenzione è stata attratta dall'Education Services, nel quale si trova una sezione denominata "education programme", suddiviso a sua volta in "Teacher Development" e "Student Programme": cliccando sul primo link, possono trovarsi notizie su eventuali workshop e seminari dedicati agli insegnanti ("the Museum not only cares for the students but also concerns about the career development of teachers. To cater for the needs, various kinds of exhibition preview sessions, seminars, enrichment workshops have been and will be held so as to enrich teachers in their knowledge of professionalism and teaching aids"*); sul secondo, invece, progetti educativi pensati per gli studenti.
Tra i lati negativi di questi musei, il divieto di fotografare i reperti, nella maggior parte di essi. Cito dal sito dell'Heritage:

Visiting Rules **
To protect intellectual rights, photography or video shooting is prohibited inside the exhibition area. Any person who conducts unauthorized photography or video shooting will be asked to leave the area.
Please do not write on, mark, soil or damage any exhibit, installation, wall or facility in the exhibition area.
Large bags are not allowed inside the exhibition venue.
Please do not make excessive noise, run, play, eat or drink inside the exhibition area.
Please also refrain from using mobile phones inside the exhibition area.

Da questo punto di vista, insomma, non esistono molte differenze tra i musei di Hong Kong e quelli italiani...

Ilenia Atzori
ilenia.atzori@gmail.com
@Il3ni4

*Il museo non si cura solo degli studenti, ma è attento anche alla crescita degli insegnanti. Per venire incontro alle loro necessità, sono stati e verranno organizzati seminari, workshop, sessioni in cui le mostre verranno presentate in anteprima, in modo da arricchire la professionalità degli insegnanti e le loro capacità di insegnamento.

**Per proteggere i diritti intellettuali, all'interno dell'area espositiva è proibito fotografare o filmare. Chiunque verrà colto nell'atto di fotografare o filmare le esposizioni verrà allontanato
Per favore, non scrivere, incidere, sporcare o danneggiare le installazioni esposte, le pareti o le attrezzature nell'area espositiva
Non è permesso introdurre borse di grandi dimensioni
Vietato fare eccessivo rumore, correre, giocare, mangiare o bere nell'area espositiva
Astenersi dall'utilizzo dei cellulari all'interno dell'area espositiva

mercoledì 21 agosto 2013

La professione museale: che cosa è cambiato e che cosa ci riserverà il futuro


La professione museale: che cosa è cambiato e che cosa ci riserverà il futuro.
Una guida, scritta con grande competenza da Caterina Pisu, alle opportunità di lavoro in Italia e all'estero, alla luce delle novità che stanno trasformando il settore dei musei
Qui è possibile visionare la scheda del libro e leggerne le prime pagine: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1020190

Riprendo da un post della pagina Facebook dell'Associazione Nazionale Piccoli Musei:
Come descritto nella prefazione del Prof. Giancarlo Dall'Ara, non ci si è proposti, certamente, di creare la «“formula magica” in grado di risolvere gli ormai cronici problemi occupazionali che affliggono il mondo dei beni culturali», ma si è cercato, innanzitutto, di analizzare le trasformazioni che, negli ultimi anni, hanno interessato il mondo museale, in particolar modo a seguito dello sviluppo di Internet e del Web 2.0, ed anche in virtù di una nuova apertura del settore verso attività di tipo sociale finalizzate al coinvolgimento di varie categorie di utenti e al superamento delle problematiche che affliggono la società moderna.
L'analisi è partita, obbligatoriamente, dalla Carta nazionale delle professioni museali per poi descrivere i numerosi profili professionali che sono nati, per esempio, nell'ambito del Marketing, della Comunicazione e, come si è già accennato, del Web 2.0, e che sono diventati importanti anche per il settore dei musei.
Si è cercato, inoltre, di dare un taglio pratico alla pubblicazione per agevolare la ricerca di lavoro di chi è insegue opportunità sia in Italia che all'estero: sono state inserite 138 schede e link di enti di formazione, società, aziende, musei e associazioni italiane e straniere, che ci si propone di ampliare nelle prossime edizioni.
Alle aziende e ai musei italiani nei cui siti web è data la possibilità di inviare i propri curricula, sono state dedicate ventuno pagine.
Questo libro è la prima pubblicazione realizzata per l'Associazione Nazionale Piccoli Musei, cui saranno devoluti interamente i proventi delle vendite per la realizzazione degli scopi indicati nello statuto, in special modo per lo svolgimento delle attività di studio, di ricerca, di divulgazione e per l'organizzazione dei convegni nazionali annuali.

domenica 11 agosto 2013

Chiudere i musei non è "razionalizzare", ma non saper gestire le risorse culturali


Cominciamo dalla notizia, poi un breve commento.
Leggiamo su "Il Piccolo": "(...) Il civico museo del Risorgimento di piazza Oberdan (dal 2 agosto) e il civico museo Morpurgo di via Imbriani (dall’8 agosto) aperti solo su richiesta (per appuntamenti telefonare il giorno prima  (...).
La cultura a Trieste chiude per ferie? «Non scherziamo», mette le mani avanti il sindaco ed ex assessore alla Cultura Roberto Cosolini, all’oscuro di questi cambiamenti agostani diffusi dall’ufficio stampa del Comune. Non si tratta di chiusure, ma di una razionalizzazione. Nessuna estate della cultura. «Abbiamo il personale contato e lo utilizziamo nei musei dove serve. Non ha senso tenere aperti musei dove vanno due persone al mese. È chiaro che musei pochissimo frequentati come il Risorgimento e il Morpurgo possiamo tenerli aperti e tenere il personale impiegato là. Va a finire che teniamo chiusi i musei dove la gente va come il Revoltella o il Sartorio. Per questo si è deciso di aprire solo su prenotazione», spiega il primo cittadino. «Bisogna fare quello che si può con quello che si ha», è la filosofia cosoliniana.
Nessuna chiusura estiva, comunque. Piuttosto prove di razionalizzazione in vista di quella rivoluzione dei musei annunciata più volte dall’assessore Franco Miracco e ancora tutta da definire. «Ci sono troppi musei piccoli, una concentrazione farebbe bene» concorda Cosolini".
Trovate l'articolo completo qui:
http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2013/08/10/news/piccoli-musei-aperti-a-singhiozzo-1.7561542

Un breve commento: Vorrei evitare di parlare di Trieste, perché il caso non è limitato a quella città, ma è nazionale. Se in una grande città, meta turistica di primo piano, in un museo (la dimensione davvero non c'entra niente) ci vanno solo due persone al mese, il problema non può essere imputato al museo, o ai suoi contenuti, ma alla gestione.
Prima di chiudere (e di "concentrare") sarebbe bene provare ad impostare una gestione diversa, adatta alle piccole strutture museali, aperta ai residenti e accogliente (marketing dell'accoglienza). E affiancare al nuovo modello gestionale anche una presenza attiva e coerente sul web!
Chiudere è la soluzione più semplice. Ma possono gettare la spugna, possono permettersi questo lusso, città che custodiscono tesori straordinari, senza aver provato prima nuove strade per la loro valorizzazione? In una situazione difficile come questa, vedere tanti beni culturali chiusi anziché aperti, così da svolgere la funzione di attrattori, non è un esempio di politica illuminata. Né di "razionalizzazione".
Eppure una gestione su misura, e appassionata di un museo, fa miracoli.
Se può servire segnalo il 4° Convegno Nazionale dei piccoli musei in programma l'11 e il 12 novembre ad Assisi, un convegno che sarà ricco di casi "piccoli" e di successo.

sabato 10 agosto 2013

Musei Social: una ricerca


Segnalo la recensione ad una ricerca su quanto siano Social i Musei, pubblicata da Tafter, e della quale anticipo qualche riga:
"Anche i musei, come molte realtà e soggetti, devono ormai fare i conti con la loro dimensione social e l’appeal che generano all’interno della comunità 2.0.
Lontani erano i tempi in cui gli istituti culturali misuravano il loro indice di gradimento unicamente con il numero di visitatori, sebbene classifiche di tal genere continuino ad accaparrarsi la loro fetta di interesse.

Al giorno d’oggi i criteri di popolarità si basano invece anche su indici quali Pagerank, utenti unici al mese e numero di like e follower. A rilevare tali aspetti, mettendoli a confronto con i dati di affluenza reali degli spazi espositivi, è la piattaforma Museum Analytics, che registra giornalmente informazioni on line e off line di oltre 3.000 musei.
(...)
Andando ai dati, si legge come a dominare e la classifica dei musei più social ci sia il MoMa di New York, che con i suoi 1.344.535 amici su Facebook e i 1.341.339 di follower su Twitter, si aggiudica lo scettro del più popolare on line. A seguirlo è la Saatchi Gallery di Londra, che tuttavia non raggiunge ancora il milione di utenti in nessuno dei social network, ma che supera il Louvre di Parigi, da tempo in vetta per numero di biglietti annui venduti.
Tra i primi dieci posti ci sono tre spazi newyorkesi, quattro londinesi, due parigini e l’Acropolis Museum di Atene. Subito dopo appare il Prado di Madrid e altri musei internazionali come il MOCA di Taipei o il Museo Frida Khalo in Messico".

Trovate tutto qui:
http://www.tafter.it/2013/04/15/musei-social-si-ma-quanto/