lunedì 29 aprile 2013

Musei in Italia. Dati ufficiali



Purtroppo in Italia si continuano a dare numeri sui musei assolutamente discutibili. I 3.409 musei musei non statali comprendono solo una parte dei musei esistenti nel paesi, e trascurano gran parte dei piccoli e quasi tutti i piccolissimi musei, non allineati alle normative che - come sostiene questo blog - sono state scritte su misura di musei grandi e ideali.

mercoledì 24 aprile 2013

La reputazione on line del patrimonio museale italiano



Stimolato da un tweet di Robi Veltroni e da uno di Ideazione, ho letto un articolo sulla "reputazione" dei siti culturali italiani, così come veicolata da TripAdvisor. Ecco qualche riga davvero interessante:
“La Reggia di Caserta è uno spettacolo” esordisce un visitatore di Matera che, infatti dà alla Reggia 4 stelline su 5, ma continua, “Sarebbe ancor meglio se la guida durasse mezz’ora in più per poter ammirare con più calma le stanze e senza affanno!!! I giardini sono bellissimi e immensi (…) visitarli in bicicletta è stato piacevolissimo (6 euro all’ora per la bici elettrica, 4 per quella normale, ma è possibile richiedere un piccolo sconto). I giardini non sono tenuti come meriterebbero. Se questa reggia fosse altrove, in Austria, in Francia sarebbe certamente tenuta benissimo, ben illuminata, pulita e ristrutturata. Una tristezza infinita. Il personale non è professionale: in biglietteria, all’interno della reggia domina il pressappochismo….”. (...)
Ogni recensione - continua l'articolo - narra in poche righe una storia. Per la maggior parte sono racconti in cui predomina la meraviglia e lo stupore ma, nel “libro” delle esperienze di visita non mancano brani che parlano di graffiti che deturpano edifici millenari, di casse che non accettano bancomat, a volte addirittura di cani randagi e di “ascensori per disabili troppo angusti per farci entrare una carrozzina da adulto”.

Non c’è solo l’incuria nel mirino delle critiche dei viaggiatori che si soffermano, soprattutto per gli edifici che non presentano evidenti problematiche di abbandono, sulla concezione del museo sottolineandone la scarsa interattività o la poca razionalità nell’organizzazione delle visite. “Immaginavo il dipinto scolorito e di dimensioni ridotte invece mi ha sorpreso: la qualità del restauro ha restituito al visitatore tutta la bellezza dell’opera leonardesca e le sue dimensioni sono tutt’altro che ridotte”. Esordisce così una turista romana nella sua recentissima recensione, intitolata “emozione”, avente come argomento il cenacolo vinciano, che continua: “Peccato l’organizzazione della visita che non ci ha permesso di goderne fino in fondo: vengono mescolate gite scolastiche con insegnante-guida al seguito (che parla a voce alta) a visitatori privati ai quali resta molto difficile concentrarsi ed ascoltare la propria audioguida che viene sovrastata dalle voci. Dovrebbero riservare uno o più quarti d’ora (veramente poco) alle sole gite anche se non raggiungono il numero massimo di visitatori ammessi al cenacolo. Non occorre raggiungere ad ogni costo il numero di prenotazioni ammesse. E’ più importante permettere ai visitatori di concentrarsi in silenzio. L’opera d’arte non è un business, è un tesoro da rispettare”.

Se volete leggere l'articolo integrale (con il link per scaricare la ricerca), eccolo:
http://www.ideazionesrl.it/crazy-but-wonderful/

venerdì 19 aprile 2013

#Invasionidigitali dal 20 al 28 aprile


"L’accelerazione della rivoluzione digitale può contribuire in maniera esponenziale allo svecchiamento delle istituzioni culturali e favorire una concezione “aperta e diffusa” del patrimonio culturale. Siamo ormai da anni di fronte ad un radicale cambiamento fondato, soprattutto, su quelle nuove forme di socializzazione e di interazione con la domanda, grazie alle nuove piattaforme digitali e sociali del web. Attraverso di esse, si tende ad incoraggiare la conoscenza e la partecipazione a livello educativo e creativo dell’utenza, aumentando e personalizzando l’appeal dell’offerta culturale, e ad attivare nuovi meccanismi di interazione e confronto della produzione e fruizione della proposta culturale".
Il testo che vi ho proposto è tratto dal manifesto  #invasionidigitali un bel progetto di Fabrizio Todisco.
"Le #invasionidigitali sono una rete di eventi nazionali rivolti alla diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale  attraverso l’utilizzo di internet e dei social media".
Qui sotto trovate l'indirizzo della pagina Facebook dove il progetto viene presentato e dove si può seguirne l'evoluzione.
C'è anche il manifesto al quale si può aderire.
Aggiungo solo che anche l'Associazione Nazionale dei Piccoli Musei ha dato la propria adesione e il proprio sostegno.


http://www.facebook.com/groups/539763536063799/545857338787752/?notif_t=group_comment_reply

sabato 13 aprile 2013

Biglietto nei musei. Anche quando sono piccoli e non visitati?


Un commento all'articolo del Corriere della Sera "Tutti i musei pubblici d'Italia
guadagnano meno del Louvre", del quale riporto in fondo al post una breve sintesi e il link.
Tanta verità, ma anche tanta superficialità nell'analisi. Se un museo è il frutto del volontariato ed è gestito da volontari, non rappresenta un costo per lo Stato (anzi!); ed è corretto e giusto - e anche bello e incentivante - l'ingresso con offerta libera.
Daltronde lo stesso giornalista ammette che è così che si trattiene un ospite in un territorio, e si genera indotto economico.
Chi ha gestito un museo sa che i biglietti, e il loro costo, disincentivano non poco le visite, quando il museo non è un must; in quei casi meglio puntare sull'ingresso libero, testimoniando un cultura accogliente, così da fidelizzare e magari creare network sociali, e facendo pagare eventualmente le visite guidate, i souvenir, i libri, la didattica e gli altri servizi..., o organizzandosi in rete con altri operatori del territorio per rientrare delle spese.
In ogni caso, l'esperienza dimostra che se il museo di piccola dimensione è gestito con passione, l'offerta libera rappresenta un incasso superiore agli incassi da biglietto.
Personalmente sostengo che i musei dovrebbero risolvere i loro problemi economici in due modi:
- cambiando il modello gestionale,
- uscendo dalle mura del museo, prevedendo cioè servizi anche fuori dal museo (si pensi solo agli itinerari culturali, chi meglio di un museo potrebbe gestirli?).

Le #Invasionidigitali che si stanno preparando questi giorni sono una bella "provocazione", utile a tutti (anche ai giornalisti) a pensare ad un modo diverso e più accogliente di gestire i siti culturali nel nostro Paese.


#Invasionidigitali? Trovate tutto qui:
www.invasionidigitali.it


A proposito dell'immagine in alto
L'immagine ritrae un elmo del 4° secolo A. C. che dal mese prossimo sarà esposto in un nuovo, piccolissimo museo archeologico, interamente frutto del volontariato, gestito da volontari, con l'ingresso ad "offerta libera".
Se non si fosse fatto così l'elmo starebbe dimenticato in un campo, o sarebbe finito in chissà quale scantinato.


L'articolo del Corriere che ho commentato
Difficile riassumere in poche righe l’articolo di Stella sul Corriere, dal quale prende spunto questo post. Il giornalista sostiene giustamente che “statue e dipinti, fontane e ville rinascimentali non hanno come obiettivo principale fare soldi. Prima vengono la tutela e la condivisione del patrimonio che ci hanno lasciato i nostri avi. Ed è giusto che sia così. Non c’è museo al mondo che possa reggersi sui biglietti”. Sostiene poi che “c’è bisogno che le casse pubbliche (sapendo che poi gli investimenti rientrano generando ricchezza con tutto l’indotto intorno, dagli hotel ai caffè, dagli Internet point ai b&b) si facciano carico di una parte delle spese.
“È una questione di scelte – prosegue - offri musei e siti archeologici e palazzi nobiliari gratis o quasi per attirare turisti sapendo che spenderanno poi nelle trattorie, nelle paninoteche, nelle locande, nelle botteghe. Il guaio è che nel nostro caso l’impressione netta è che a decidere sia la sciatteria, l’improvvisazione, la confusione totale. Senza un minimo di progetto. Di visione strategica.
Ma chiede poi “È accettabile che entrino gratis uno su due dei visitatori dei musei in Campania e nove su dieci (1.347.316 contro 140.876) in Friuli-Venezia Giulia?” e poi “La media nazionale, del resto, è illuminante: per vedere i nostri tesori, i visitatori costretti ad aprire il portafogli sono solo 16 milioni su 36 e mezzo: venti entrano gratis.” E via di questo passo.
L'articolo integrale è qui:
http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_11/tutti-musei-pubblici-italia-guadagnano-meno-louvre-26-euro_d15f2bc0-a266-11e2-b92e-cf915efd17c3.shtml



domenica 7 aprile 2013

Quarto Convegno Nazionale dei Piccoli Musei: Assisi 11 e 12 novembre 2013. Programma provvisorio



Musei accoglienti:
una nuova cultura gestionale per i piccoli musei

QUARTO CONVEGNO NAZIONALE
aperto a tutti



Prima Giornata
Assisi, 11 novembre 2013
ore 15.00


Saluti
Ing Claudio Ricci, Sindaco di Assisi
Giorgio Tonelli, Assessore alla Cultura del Comune di Castenaso
Daniele Milano, Assessore Cultura di Amalfi
Luigi Tardioli, Presidente CST

Introduce e coordina Gennaro Pisacane, Vicepresidente APM


ore 16.00 Prima Sessione: Lo Scenario dei Piccoli Musei in Italia


“I Piccoli Musei in ItaliaGiancarlo Dall'AraPresidente Associazione Nazionale Piccoli Musei
I Musei di Quartiere”, Caterina Pisu, Coordinatore Ricerca e Comunicazione Associazione Nazionale Piccoli Musei
“Piccoli Musei Low Cost”, Paolo Desinano docente CST

ore 17.00 Seconda Sessione: Musei 2.0

"Il digitale per i piccoli musei", Giampaolo Proni – Università di Bologna
“Il museo partecipativo”, Elisa Bonacini Archeologa, Dottoranda di Ricerca in Scienze Umanistiche e dei Beni Culturali all'Università di Catania
 “#Invasioni Digitali”, Fabrizio Todisco



Seconda Giornata
Assisi, 12 novembre 2013

                                                                       Ore 9.30

Introduzione ai lavori
Giorgio Gallavotti, Il museo del bottone di Santarcangelo


ore 10.00 Terza Sessione: Normative e forme di finanziamento per i Piccoli Musei

Normative per la qualità nei Piccoli Musei, Anna Boccioli
”Le fonti di finanziamento dei piccoli musei”, Lucia Galasso, direttore del Museo della Civiltà Contadina e dell'Ulivo di Pastena


ore 11.00 Quarta Sessione: Gestire un piccolo museo. Esperienze e Buone Prassi

Allestire un piccolo Museo”, Valeria Minucciani, Professore aggregato di Allestimento e Museografia del Politecnico di Torino ok
“Piccoli Musei Angeli per Viaggiatori”, prof. Stefano Consiglio, Università Federico II, Napoli
"L'esperienza della Casa-museo di Calimera, Silvano Palamà


CONCLUSIONI

venerdì 5 aprile 2013

La presunzione del prodotto è il peccato originale di chi si occupa di beni culturali oggi in Italia



Non tutte le proposte e non tutti i "prodotti" possono essere promossi con successo; e non tutti i prodotti vanno bene così come sono.
Sarà forse elementare per chi si occupa di marketing, ma è ancora questo il peccato originale di molti tra quanti si occupano di beni culturali o di valorizzazione dei beni ambientali, senza l'umiltà necessaria di capire contemporaneamente anche il punto di vista della domanda.
Eppure anche il buon senso o l'esperienza mostrano chiaramente che alcuni beni (alcuni!) possono essere valorizzati solo in seconda battuta, e conviene, inizialmente puntare su altri beni in grado di fungere da Attrattori.
Sempre il buon senso mostra che vi sono beni che non sono semplici da valorizzare, e richiedono un percorso di 'educazione' più impegnativo per riuscire a farne capire il valore; altri ancora vanno riletti e confezionati in modo speciale per rimarcarne l'appeal, e per molti altri ancora la precondizione è che si possa contare su una buona organizzazione o una gestione particolare, perché avvenga la loro trasformazione da risorse, quali sono a tutti gli effetti, a "prodotti" veicolabili.
Insomma resta sempre valida la regola aurea del marketing che pone al centro la domanda.
Poi, per fortuna, oggi ICT e web 2.0 sono alleati straordinari nella valorizzazione, nella divulgazione e nel coinvolgimento attivo delle persone ai temi della cultura, e molto si può fare, a volte anche con poco (su questo tema consiglio la lettura del saggio di Elisa Bonacini: Il Museo partecipativo:
http://www.unimc.it/riviste/index.php/cap-cult/article/view/201/396 )

Ma il successo dipenderà da quanto sapremo essere in sintonia con la domanda, e in sostanza dalla nostra capacità di saper trovare un punto di equilibrio tra conservazione/valorizzazione dei beni e esigenze della domanda, dimostrando così rispetto per la cultura e rispetto per le persone.

P.S. Se vi interessano le Invasioni Digitali, guardate qui:
http://www.invasionidigitali.it/

lunedì 1 aprile 2013

Il Manifesto delle #Invasionidigitali


L'Italia è il primo paese al mondo per turismo e cultura (cfr. Country Brand Index ). Il nostro immenso patrimonio artistico costituito da oltre 6000 musei e siti culturali  rappresenta la più grande risorsa del paese. Perché questo patrimonio possa esprimere le sue potenzialità occorre intraprendere la strada dell’innovazione e cogliere i profondi cambiamenti in atto nella società moderna. Mentre in Italia permane una tendenza ad una gestione conservatrice della cultura, in contesti internazionali si è già da tempo avviato un processo di cambiamento che va di pari passo con l’evoluzione della società e quindi anche dei suoi progressi tecnologici.

L’accelerazione della rivoluzione digitale può contribuire in maniera esponenziale allo svecchiamento delle istituzioni culturali e favorire una concezione “aperta e diffusa” del patrimonio culturale. Siamo ormai da anni di fronte ad un radicale cambiamento fondato, soprattutto, su quelle nuove forme di socializzazione e di interazione con la domanda, grazie alle nuove piattaforme digitali e sociali del web. Attraverso di esse, si tende ad incoraggiare la conoscenza e la partecipazione a livello educativo e creativo dell’utenza, aumentando e personalizzando l’appeal dell’offerta culturale, e ad attivare nuovi meccanismi di interazione e confronto della produzione e fruizione della proposta culturale.

Per questi motivi crediamo che l’applicazione al settore dei beni culturali delle nuove forme di comunicazione partecipata e della multimedialità, sia da considerare una occasione irrinunciabile per garantire la trasformazione delle istituzioni culturali in piattaforme aperte di divulgazione, scambio e produzione di valore, in grado di consentire una comunicazione attiva con il proprio pubblico, e una fruizione del patrimonio culturale priva di confini geografici e proiettata verso un futuro nel quale la condivisione e il modello dell'open access saranno sempre maggiori.


Crediamo in nuove forme di conversazione e divulgazione del patrimonio artistico non più autoritarie, conservatrici, ma aperte, libere, accoglienti, e innovative.

Crediamo in un nuovo rapporto fra il museo e il visitatore basato sulla partecipazione di quest’ultimo alla produzione, creazione e valorizzazione della cultura.

Crediamo che le piattaforme che mettono in connessione fra loro visitatori, esperti, studiosi, appassionati, che permettono all’utenza di collaborare all’offerta museale tramite contenuti personali UGC (User Generated Content), possano favorire processi co-creativi di valore culturale.

Crediamo in nuove esperienze di visita dei siti culturali, non più passive, ma attive, dove la conoscenza non viene solo trasmessa ma anche costruita, dove il visitatore è coinvolto ed è in grado di produrre egli stesso forme d’arte.

Crediamo che internet ed i social media siano una grande opportunità per la comunicazione culturale, un modo per coinvolgere nuovi soggetti, abbattere ogni tipo di barriere, e favorire ulteriormente la creazione, la condivisione, la diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico.

Crediamo che Internet sia in grado di innescare nuove modalità di gestione, conservazione, tutela, comunicazione e valorizzazione delle nostre risorse.

Contribuisci anche tu a Liberare la cultura, aderisci al manifesto e partecipa alle invasioni digitali.

Se volete sottoscrivere trovate questo manifesto qui:
http://www.invasionidigitali.it/il_manifesto.php

Questi i canali social ufficiali delle invasioni:
https://twitter.com/InvasioniDigita
https://www.facebook.com/invasionidigitali
http://pinterest.com/invasionid/